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Miti, fatti e malintesi sulla storia di Israele
Tratto con il consenso dell'Autore da "Per Israele: notizie
dalla storia" di Furio Colombo - Ed. Rizzoli

INDICE
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1. I
FATTI
La presenza degli ebrei
in Palestina fu costante, anche dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme. Ingenti
comunita' ebraiche vennero ricostituite a Gerusalemme e a Tiberia verso il IX secolo.
Altre comunita' si svilupparono nell'XI secolo a Rafah, Gaza, Ashqelon, Jaffa e Cesarea.
Numerosi ebrei palestinesi furono massacrati dai Crociati nel corso del XII secolo. Dal
XIII al XV secolo, rabbini e pellegrini si stabilirono in gran numero a Gerusalemme e in
Galilea. Nel corso dei successivi trecento anni Safed, Gerusalemme e altre citta' videro
il consolidamento delle rispettive comunita' ebraiche. Verso l'inizio del XIX secolo molto
prima della nascita del movimento sionista diverse migliaia di ebrei vivevano in
Palestina. La Palestina non fu mai un Paese esclusivamente arabo, sebbene l'arabo, a
seguito delle invasioni arabe del VII secolo, sia gradualmente divenuto la lingua della
maggior parte della popolazione. Non c'e' mai stato, in Palestina, uno Stato arabo, e non
c'e' mai stata una nazione arabo-palestinese autonoma. Il nazionalismo arabo-palestinese
e' sostanzialmente un fenomeno del primo dopoguerra, la cui intensita' e' andata crescendo
soprattutto dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967.

2. I
FATTI
La Dichiarazione Balfour
del 1917 e altre espressioni, formali e informali, del sostegno dell'Occidente per uno
Stato ebraico hanno ampiamente preceduto Hitler. Gli arabi, a loro volta, hanno
terrorizzato gli ebrei della Palestina e fatto pressione sugli inglesi affinche'
impedissero agli ebrei di entrare prima che i nazisti salissero al potere. E quando Hitler
e' apparso all'orizzonte, gli arabi gli hanno dimostrato il proprio sostegno. Il Mufti' di
Gerusalemme, Haj Amin el Husseini, il leader islamico che durante la seconda guerra
mondiale collaboro' apertamente con Hitler, e' stato il promotore di una lunga campagna
antiebraica in Palestina. La complicita' del Mufti' fu attestata da documenti presentati
nel 1946 al processo di Norimberga.

3. I FATTI
Secondo le statistiche
del governo britannico, prima della costituzione dello Stato 1'8,6% del territorio ora
conosciuto come Israele era di proprieta' di ebrei, il 3,3% proprieta' di arabi che
rimasero, e il 16,5% di arabi che lasciarono il Paese. Piu' del 70% del territorio era di
proprieta' del governo. Secondo procedure di diritto internazionale, la proprieta' e
passata a Israele nel 1948. Nel territorio governativo era inclusa gran parte del deserto
del Negev, circa la meta' dell'area della Palestina all'indomani del 1922.

4. I FATTI
Nel 1947 le Nazioni Unite
offrirono la possibilita' di autodeterminarsi sia agli arabi che agli ebrei. A entrambi fu
offerto uno Stato autonomo; in qualsiasi momento gli arabopalestinesi avrebbero potuto
creare il proprio Stato nella porzione loro assegnata dalla divisione. All'unanimita' gli
arabi rifiutarono tale proposta, e i confini previsti dalla divisione vennero cancellati
dall'invasione araba. Furono i Paesi arabi e non gli ebrei a sopprimere il prospettato
Stato palestinese, nel momento in cui cercarono di appropriarsi di tutti i territori.
Ironicamente, l'unico gruppo del Medio Oriente che ha appoggiato attivamente la creazione
di uno Stato arabo-palestinese e' stata la comunita' ebraica della Palestina, in virtu'
del sostegno dato alla risoluzione delle Nazioni Unite. Nel corso della guerra
d'indipendenza del 1948, parte di cio' che era stato designato come Palestina araba venne
fatta propria dalla Transgiordania (Cisgiordania e settore orientale di Gerusalemme) ad
est, e dall'Egitto (Gaza) sulla costa sud occidentale. Forze israeliane si impadronirono
della Galilea occidentale, usata come base da forze arabe irregolari, e aprirono una via
fino alla costa del Mediterraneo per rifornire di viveri e di acqua Gerusalemme stretta
d'assedio.
5. I FATTI
Quasi 1'80% di cio' che
costituiva storicamente il territorio palestinese, come lo defini' la Societa' delle
Nazioni, venne separato dagli inglesi nel 1922 e assegnato a quella che sarebbe poi
divenuta la Transgiordania. Insediamenti ebraici vi furono proibiti. La precipitosa
decisione della Gran Bretagna di garantire l'indipendenza alla Transgiordania, nel 1946,
non cambio' la natura arabo-palestinese della maggioranza della popolazione della
Transgiordania, ne' cancello' i consistenti legami tra la Palestina transgiordanica e il
territorio a ovest del Giordano. L'indipendenza della Transgiordania, tuttavia, provoco'
una ridefinizione artificiale della Palestina, restringendola al 20% dell'area che il
Mandato originariamente controllava. Le Nazioni Unite divisero questo rimanente territorio
in due Stati. Con l'annessione della Cisgiordania da parte della Transgiordania nel 1950,
gli arabo-palestinesi (sotto la monarchia araba degli Hashemiti) potevano contare sull'80%
circa del territorio del Mandato, mentre lo Stato ebraico-palestinese disponeva appena del
17,5% (il rimanente era rappresentato da Gaza).
6. I FATTI
La causa primaria del
conflitto del 1956 fu la costante aggressione araba. Poiche' si dichiarava in stato di
belligeranza con Israele, l'Egitto chiuse il canale di Suez ai mercantili israeliani. Il 9
agosto 1949 la Commissione armistizi delle Nazioni Unite accolse il reclamo di Israele
secondo cui l'Egitto bloccava illegalmente il canale. L'Egitto, tuttavia, rifiuto' di
conformarsi all'ordinanza. In aggiunta alla chiusura del canale, gli egiziani installarono
pezzi d artiglieria a Sharm el-Sheikh, e vietarono ai mercantili israeliani il passaggio
dallo stretto di Tiran, all'entrata del golfo di Aqaba. Incoraggiarono e diressero
attacchi terroristici (da parte di feddayn) attraverso i confini con Israele, causando
numerose perdite fra i civili. L'articolo III, paragrafo 2, dell'armistizio conteneva la
clausola secondo cui nessuna forza o paramilitare di ognuna delle due Parti, incluse forze
non-regolari, si impegnera' in azioni militari od ostilita' contro le forze militari o
paramilitari della Parte opposta, o contro civili del territorio sotto il controllo di
tale Parte. La dichiarazione dell'ambasciatore israeliano Abba Eban al Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite il 30 ottobre 1956, presento' il resoconto della costante
politica di aggressione da parte dell'Egitto: Durante i sei anni in cui questa
belligeranza ha avuto corso in violazione dell'armistizio, si sono avuti 1843 casi di
rapine a mano armata e di furti, 1339 casi di scontri armati con le forze egiziane, 435
casi di incursioni da territori sotto il controllo egiziano, 172 casi di sabotaggio
compiuti in Israele da unita' militari egiziane e da feddayn. Come risultato di tali
azioni di ostilita' egiziana in territorio israeliano, 364 israeliani sono stati feriti e
101 uccisi. Nel solo 1956, questo aspetto dell'aggressione da parte dell'Egitto ha causato
la morte di 28 israeliani e il ferimento di 127 . Nel 1955 l'Egitto comincio' a importare
armi dal blocco sovietico, e nel 1956 nazionalizzo' il canale di Suez. Le Nazioni Unite
non erano in grado di tenere a freno gli egiziani, ne' di far rispettare le proprie
decisioni. Nell'ottobre del 1956, il presidente egiziano Nasser strinse un'alleanza con la
Giordania e incremento' gli attacchi di feddayn contro Israele. Appoggiato da Gran
Bretagna e Francia, Israele mosse allora contro l'Egitto, conquistando le regioni di Gaza
e del Sinai. Gli Stati Uniti si associarono all'Unione Sovietica in una campagna per
costringere Israele a ritirarsi. Nel 1957 gli Stati Uniti fecero di nuovo pressioni
affinche' Israele si ritirasse dal Sinai, senza assicurare alcuna concessione da parte
egiziana verso la pace. I semi della guerra del 1967 erano cosi' gettati.
7. I FATTI
L'attacco da parte di
Israele, il 5 giugno 1967, fu una risposta inevitabile al minacciato attacco da parte
dell'Egitto. Il 22 maggio 1967, gli egiziani annunciarono un blocco del golfo di Aqaba,
tagliando fuori il porto israeliano di Eilat. Questo costituiva una violazione degli
accordi internazionali e un atto di guerra. Tale blocco, tuttavia, era soltanto una parte
della campagna contro Israele che si era protratta per piu' di un anno. Nasser aveva
abbandonato la sua politica di unita' araba, nell'intenzione di fondare una nuova,
radicale coalizione. Frustrato dagli sviluppi della guerra che stava conducendo in Yemen,
e istigato dal peggiorare della situazione economica, Nasser tenne un aspro discorso nel
febbraio del 1966, scagliandosi contro gli Stati Uniti, l'Arabia Saudita e Israele. La sua
accusa era che i Paesi filoccidentali stavano allestendo una coalizione islamica per
detronizzarlo. La stessa settimana, un gruppo militare di sinistra, affiliato al partito
Ba'ath, si impadroni' del potere in Siria e diede inizio a una nuova campagna di
terrorismo contro Israele. I sovietici incoraggiarono e sfruttarono questi sviluppi.
Fornirono nuovi aiuti, sia militari che economici, alla Siria, vista la sua posizione
strategica per minare gli interessi petroliferi dell'Occidente in Iraq, per minacciare il
filoccidentale re Hussein di Giordania e per bersagliare gli israeliani. Il Cremlino
continuo' a sostenere Nasser con aiuti militari, economici e diplomatici, mentre questi
cercava di consolidare il proprio potere e l'influenza sovietica in Yemen e Aden, nonche'
di far cadere re Faysal in Arabia Saudita. Gli atti di terrorismo arabo divennero piu'
frequenti. Nel 1965 vi furono trentacinque incursioni contro Israele; ve ne furono
quarantuno nel 1966, e trentasette nei primi quattro mesi del 1967. Inoltre, l'esercito
siriano bombardava villaggi israeliani dalle alture del Golan. Israele presento' un
esposto alle Nazioni Unite, ma i sovietici protessero la Siria col loro veto. Da quel
momento in poi, non fu piu' possibile fermare gli estremisti, e i siriani finirono col
chiedere esplicitamente una guerra contro Israele. All'inizio di aprile forze siriane
aprirono il fuoco contro impianti agricoli israeliani sulla costa del lago di Tiberiade.
Caccia israeliani si alzarono in volo e abbatterono sei Mig siriani. La Siria si lamento'
del fatto che gli egiziani non fossero accorsi in suo aiuto.
8. I FATTI
Il 15 maggio,
anniversario dell'indipendenza israeliana, forze egiziane entrarono nel deserto del Sinai.
Il presidente fece pressioni sul Segretario Generale U-Thant affinche' ritirasse le forze
delle Nazioni Unite. U- Thant si piego', aprendo la strada all'occupazione dello stretto
di Tiran da parte dell'esercito egiziano. Echi di entusiasmo si sollevarono in tutta la
Siria: Le nostre forze sono interamente pronte non solo a respingere l'aggressione, ma
anche a iniziare il processo di liberazione e a cancellare la presenza sionista dalla
terra degli arabi. L'esercito siriano, con i fucili puntati, e' unito... Come soldato,
credo personalmente che sia giunta l'ora di entrare nella battaglia di liberazione. (Hafez
el-Assad, ministro della Difesa, e poi presidente della Siria, 20 maggio 1967.) Israele
protesto' contro il ritiro delle Nazioni Unite. Quando le truppe israeliane vennero
ritirate dal Sinai nel 1957, la premessa generale fu che la forza di emergenza delle
Nazioni Unite si sarebbe insediata a Gaza e a Sharm el Sheikh per prevenire atti di
terrorismo e mantenere lo stretto di Tiran aperto ai mercantili israeliani. U-Thant si
reco' al Cairo per chiedere una pausa di riflessione, ma Nasser lo anticipo' con la
dichiarazione che chiudeva lo stretto di Tiran agli israeliani. Il presidente egiziano
sapeva che queste drastiche e provocatorie misure avrebbero reso la guerra pressoche'
certa.
9. I FATTI
Il 6 ottobre 1973--Yom
Kippur, la festa piu' importante del calendario ebraico, Egitto e Siria diedero inizio a
un coordinato attacco a sorpresa contro Israele. Sulle alture del Golan, circa centottanta
carri armati israeliani affrontarono un assalto di millequattrocento carri siriani. Lungo
il canale di Suez, meno di cinquecento israeliani vennero attaccati da ottantamila
egiziani. Forzato su posizioni di difesa per i primi due giorni del combattimento, Israele
mobilito' le proprie riserve e riusci' a respingere gli invasori e a ricacciare il
conflitto ben oltre i confini con Egitto e Siria. I Paesi arabi furono prontamente
riforniti, per mare e per via aerea, dall'Unione Sovietica, la quale respinse inoltre gli
sforzi degli Stati Uniti per giungere a un cessate-il-fuoco immediato. Altri nove Paesi
arabi entrarono in armi; solo a questo punto gli Stati Uniti decisero di avviare un ponte
aereo con Israele. Due settimane dopo, l'Egitto fu salvato da una sconfitta disastrosa
dall'intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che peraltro non aveva
fatto nulla quando l'attacco contro Israele aveva avuto inizio o quando il vento era a
favore degli arabi.
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10. I FATTI
In numerose occasioni,
Israele si e' ritirato da territori conquistati nel corso di guerre di difesa. Nel
settembre del 1983, Israele si e' ritirato da vaste zone del Libano per assestarsi su
posizioni a sud del fiume Awali. Nel 1985 ha completato il ritiro dal Libano, con
l'eccezione di una zona di sicurezza, di ampiezza variabile tra i cinque e i quindici
chilometri, a nord del confine israeliano. Questa zona pattugliata da circa duemila
elementi dell'esercito del Libano meridionale appoggiato da Israele, e da circa mille
unita' delle forze israeliane di difesa si e' rivelata necessaria in quanto non esisteva
una autorita' centrale in Libano che potesse prevenire i tentativi di terroristi
arabo-palestinesi e sciiti di infiltrarsi in Israele. In margine agli accordi del 1974,
Israele ha restituito alla Siria territori conquistati nelle guerre del 1967 e del 1973.
In accordo al trattato di pace tra Israele ed Egitto del 1979, Israele si e' ritirato
dalla penisola del Sinai nell'aprile del 1982 per la terza volta; si era gia' ritirato da
vaste zone del Sinai nel 1949, e dall'intera penisola nel 1957. La volonta' israeliana di
ritirarsi, in cambio di un armistizio o di un trattato di pace, mostra che sono stati
motivi di sicurezza, e non nuovi territori, ad avere sempre avuto priorita'.
11. I FATTI
Il confine fra Siria e
Palestina, determinato arbitrariamente da Gran Bretagna e Francia all'indomani della prima
guerra mondiale, collocava le alture del Golan in Siria, assegnando a quel Paese un grande
vantaggio militare nei confronti di Israele. L'altopiano in questione si alza, tra i
milleduecento metri e i nove chilometri a est del lago di Tiberiade e a nord della valle
dell'Huleh e dei centri abitati israeliani. Da questa posizione vantaggiosa, i siriani
hanno costantemente portato attacchi contro pescatori e coltivatori israeliani,
ostacolandone le attivita' economiche. I siriani hanno dato vita a campagne contro il
progetto israeliano di prosciugare le paludi del lago Huleh, hanno interferito sul piano
di raccolta idrica in Israele, e ripetutamente minacciato di deviare le acque a monte del
Giordano (i fiumi Hasbani e Banyas) attraverso le alture del Golan indirezione della
Giordania. Il progetto avrebbe trasformato Israele in un deserto. Durante la guerra dei
Sei Giorni, gli israeliani risalirono le alture e occuparono i 644 kmq quadrati del Golan.
Il territorio rappresenta solamente lo 0,5% dei 185.180 kmq della Siria, ma costituisce
una posizione cruciale per la sicurezza dei centri abitati israeliani e per la tutela
delle loro risorse idriche. Incidentalmente, le alture del Golan hanno offerto
testimonianze archeologiche di insediamenti ebraici del periodo antico e di quello
talmudico.
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