giudizio morale

Sono giunto alla conclusione che, se si vuole essere darwiniani, si deve accettare il fatto che la capacità morale dell'uomo, e non i suoi sistemi morali, sia un risultato evolutivo carnale. Ho mostrato e discusso anche un'altra conseguenza dell'approccio darwiniano: ogni individuo, libero da patologie che colpiscano le sue strutture bio-morali, ha la piena responsabilità dei suoi comportamenti e giudizi morali, che non sono basati su qualcosa di misterioso (sia esso materiale o spirituale) ma sul suo essere un uomo e sulle sue interrelazioni con altri esseri umani. Parafrasando Nietzsche, potrei dire che niente è umano, troppo umano come la formulazione e l'applicazione dei giudizi morali e che niente è umano, troppo umano come la capacità, questa sì del tutto analizzabile in termini biologici, di formularli e di applicarli.

Giovanni Boniolo - Il limite e il ribelle - Raffaello cortina 2003; 159

Limiterò la risposta a un unico, fondamentale aspetto di questa domanda, menzionando un solo principio, l'antitesi dell’idea oggi prevalente e responsabile della diffusione del male nel mondo. Tale principio è: non si deve mai evitare di pronunciare un giudizio morale.
Niente riesce a corrompere e a disgregare una cultura o il carattere di un uomo quanto il precetto dell'agnosticismo morale, ossia l'idea che non si debbano mai pronunciare giudizi morali su altre persone, che sotto l'aspetto morale tutto possa e debba essere tollerato, che il bene consista nell'evitare sempre di distinguere il bene dal male.
Risulta ovvio comprendere chi tragga vantaggio da tale precetto. Quando ci si astiene in ugual misura dal lodare le virtù degli uomini e dal condannarne i vizi, non si sta accordando all'umanità la giustizia o la parità di trattamento. Quando il vostro atteggiamento neutrale dichiara, in effetti, che né il bene né il male possono attendersi alcunché da voi, chi rifiutate e chi incoraggiate?
Tuttavia, pronunciare un giudizio morale rappresenta una enorme responsabilità. Per essere buon giudice occorre possedere un carattere irreprensibile. Non è necessario essere onniscienti o infallibili, non si tratta di un problema di errori o di conoscenze; occorre invece essere dotati di un'assoluta integrità, ossia dell'assenza di qualsiasi indulgenza nei confronti della malvagità consapevole e volontaria. 
[…]
I valori morali rappresentano la forza motrice delle azioni umane. Pronunciando un giudizio morale si protegge la chiarezza della propria percezione e la razionalità del corso d'azione intrapreso. Affrontare l'errore è cosa ben diversa dall'affrontare la malvagità.
[…]
Una società irrazionale è una società di codardi morali, di uomini paralizzati dalla perdita di norme, principi e scopi morali. Ma, finché sono in vita, gli uomini devono agire; per tale motivo una società di tal fatta è pronta a cadere nelle mani di chiunque voglia indirizzarla in una specifica direzione. Una tale iniziativa può provenire solo da due tipi di uomini: da quelli disposti ad assumersi la responsabilità di asserire valori razionali, o dal delinquente che non è minimamente turbato dal problema della responsabilità.
Non conta quanto possa essere difficile la lotta: di fronte a tale alternativa, la scelta dell'uomo razionale può essere una sola”.

RAND A. (1999). La virtù dell’egoismo. Liberiribri.

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