Massimo Lensi

20-Ott-00

Qualcuno si ricorda cosa sia stato il Transnazionale

dal Forum riservato ai registrati di www.radicali.it

L’ONG e’ salva. Laudato sii, o mio Signore, ecc.ecc.

Ma qualcuno si ricorda, ha conoscenza storica, cronologica, di cosa sia stato il periodo radicale che formalmente viene definito ‘Transanzionle’? Ben quattro segreterie ne hanno condiviso, chi piu’ chi meno, i destini: quella di Giovanni Negri, Sergio Stanzani, Emma Bonino e quella in corso di Olivier Dupuis.

Forse qualcuno si ricorda ancora del Radical Trophy (agosto 1987), prima iniziativa strutturale del Transanzionale: quattro gruppi (delle vere e proprie armate Brancaleone) di militanti che nell’agosto ’87 girarono Grecia, Francia e Spagna per fare iscrizioni al partito. O le prime spedizioni di plenipotenziari (definiti ambasciatori, sottosegretari al turismo) dell’ottobre di quello stesso anno. Mi ricordo la riunione preparatoria a Via di Torre Argentina 18 (la vecchia sede). Negri (segretario) e Calderisi (tesoriere) illustravano le meraviglie del Transanzionale alle coppie in partenza. Olivier Dupuis e Lucio Berte’ in Polonia per seguire Wolnosc i Pokoi, Rene’ Andreani e Vittorio Camerini (e in un paio di occasioni Cicciolina) in Spagna, Majid Valcarenghi e Paolo Ghersina in Germania per seguire la pista ‘arancione’ (i fedeli di Bagwan Sree Rajnesh ‘Osho’ che aveva invitato i suoi ad iscriversi al partito, attraverso una videocassetta registrata a Poona), Andrea Tamburi e Gaetano Dentamaro in Grecia per seguire gli obiettori di coscienza, Sandro Ottoni e Caterina Caravaggi in Yugoslavia per seguire i gruppi della dissidenza a Milosevic, chi vi scrive e Vincenzo Donvito in Turchia per seguire il fantomatico Partito Radicale Verde Turco di Ibrahim Eren.

Partimmo. Il ‘Surviver kit’ era composta da a) biglietto a/r; b) qualche dollaro; c) informazioni utili all’impresa. Nel nostro caso un foglietto con su scritto il numero di telefono di casa ad Istanbul di Eren. Numero poi risultato errato. Ad Istanbul scoprimmo, tra le altre cose, che il nostro contatto era in carcere per una inquietante storia di traffico illegale di tappeti. Questa disavventura giudiziaria non ci fece perdere d’animo. Stampammo un giornale in condizioni a dir poco demenziali. E nel gennaio ’88 mi trovai all’areoporto di Ankara con Eren (nascosto dietro ad una colonna) a manifestare contro la giustizia turca che stava per incarcerare i leader di due partiti comunisti turchi al loro rientro-autoconsegna. I due erano scortati da un volo pieno di eurodeputati guidati da Luciana Castellina. Alla polizia turca l’improvvisata manifestazione non piacque. Ibrahim ad un certo punto mi disse ‘tagliamo la corda, e’ meglio’. A me vennero in mente le immagini di ‘Fuga di mezzanotte’. Pepe al culo e via a gambe levate! Il giorno dopo mi trovai a fare da testimone ‘simbolico’ al primo matrimonio di transessuali in Turchia. Ho ancora i ritagli dei giornali turchi che parlarono del’evento a meta’ strada tra il politico e il gossip.

Poi arrivo’ il Congresso di Bologna (dalla Turchia mi portai una pattuglia di transessuali turchi iscritti, che ebbero la brillante idea di indossare boa di struzzo alla frontiera italiana: fermi due giorni), ed i consigli federali a Bruxelles, Madrid, Grottaferrata, Gerusalemme, Trieste-Bohini, Strasburgo. A Gerusalemme fui inviato con il compito di far pubblicare su tre quotidiani la pubblicita’ del Consiglio Federale, ‘I confini di Israele sono i confini dell’Europa’ (un altro tipo di federalismo?). Al potente rabbinato della capitale comunque l’idea che anche il sabato fosse per noi giornata di lavoro (il CF si teneva dal giovedi’ alla domenica) non piacque. I rabbini mandarono una letterina nella quale obbligavano l’Hilton, l’albergo che avrebbe dovuto ospitare il CF, pena la revoca della licenza, ad interrompere il servizio durante lo shabbat. Pannella tuono’: ‘manifestazione di fronte al rabbinato!’. Emma Bonino, che era con me all’Hilton, sbianco’ in volto. Trovammo un altro albergo, ovviamente a Gerusalemme est, l’Intercontinental e lo tirammo in tasca a Pannella. In quello stesso albergo qualche anno prima era stata fondata l’OLP.

E poi il periodo ‘O Zagabria o morte’. Congresso di Zagabria. Tutto il trans si era posizionato a Trieste per un braccio di ferro con Belgrado che duro’ sei mesi. Manifestazioni frontaliere, digiuni, spedizioni clandestine (con Andrea Tamburi entravamo ogni giorno in Yugo via terra, ma dato che eravamo entrambi espulsi per una precedente manifestazione allo stadio di Spalato, potete immaginare il nostro stato d’animo alla dogana per i controlli. Per fortuna l’era informatica era ancora lontana. Riuscii anche a stampare a Lubiana un giornale clandestino distribuito via posta al nostro indirizzario). Sandro Ottoni passava una settimana a Belgrado ed una a Zagabria, alternativamente. Ogni tanto arrivava anche Pannella (consigliere comunale a Trieste) e da Belgrado faceva sapere di essere a disposizione. Cacato meno di zero.

Un giorno salutai gli amici triestini dicendo loro ‘tra una settima ci rivediamo’. Alcuni di loro non li ho piu’ visti. Mi ritrovai a Budapest con Olivier Dupuis e Paolo Vigevano per tentare la strada del Congresso a Budapest. Imre Pozsgay dette il ‘via libera’. Nove anni ho vissuto a Budapest. Il congresso l’organizzammo da una stanzetta senza finestre del Business Center di Vaci u. a Budapest. Senza fax, senza sostegno telematico e con una linea telefonica birichina: almeno 40 secondi per prendere la linea e due minuti di attesa per il segnale internazionale. Tutte le volte che si doveva telefonare a Roma o fuori Ungheria. Stampammo il consueto giornale (400centomila copie in cassettaggio, il libro con gli articoli di Montanelli sui fatti del ’56) e facemmo tante altre cosette. Avevamo contatti con tutte le opposizioni dell’est. Olivier Dupuis e Paolo Pietrosanti avevano partecipato qualche mese prima al primo congresso della Fidesz: il leader di quel piccolo partito di ‘giovani democratici’ era Viktor Orban, attuale primo ministro d’Ungheria.

E poi Jacek Kuron, Istan Kiss, Bronislav Geremek, Gabor Fodor e poi i rumeni, i cechi, gli slovacchi, i croati, ecc. ecc.

Nacque il partito al di la’ delle frontiere, transpartito e transnazionale: ‘lo stesso giorno, la stessa mozione...’. I primi nuclei radicali. Le sedi di Budapest, Mosca, Tirana, Varsavia, Praga, Zagabria, Kiev, Bucarest e tante altre. Chi si ricorda ancora i tanti nomi dei compagni del trans? Remo Csok, Ferenc Parcz che adesso vegeta in un manicomio di Budapest, Jon Bok, Anna Niedwierska, Artur Nura, Vitomir Cesmadiski, Tamara Jadrecic, Orna Csillag, Santiago Castillo (che scrisse anche un libro su Pannella), Nino Olmeda, Luis Mendao....Chi si ricorda anche degli italiani? Il phantom tesoriere Ottavio Lavaggi, e poi Luca Frassineti, Gianni Betto, Daniela Cacace ... ma anche Sandro Ottoni, Michele Boselli... Gente che va, gente che viene. Forse non dice niente nemmeno il nome di uno dei ‘surviver’ del periodo: Nikolaj Khramov.

Duro’ quattro anni quel periodo. L’ordine era: iscrivere i parlamentari. Lo facemmo e li portammo a congresso, a Sofia. Eran 400 eran giovani e forti e .... L’assemblea di Sofia chiuse definitivamente quel modello di partito. Pannella, credo, capi’ che quei deputati erano un po’, come dire, turistici? La struttura costava troppo e urgenti spese italiane stavano premendo. Nacque, su intuizione ed opera di Marino Busdachin, il partito ONG.

Potrei andare avanti per ore ed ore, scavando nella memoria. Tanti episodi, volti, campagne, intuizioni. Non tocco nemmeno la campagna che piu’ mi e’ stata nel cuore tra le tante: quella per la liberta’ del Tibet occupato (due anni fa mi sono ritrovato, ma non so nemmeno io il perche’, a Lhasa, forse per ... capire? Non era una delle tante ‘missioni’ transnazionali). Una cosa oggi pero’ a distanza di anni capisco. Che fummo lasciati soli con noi stessi. Senza rancore e senza antipatia, ma come il transanzionale inizio’, con un numero di telefono errato, cosi’ fini’. Un grosso equivoco. Un lungo, incredibile, deserto dei tartari. In Italia pero’ non si stava a guardare il transanzionale e lentamente prendevano corpo ipotesi tutte italiane di iniziativa politica: i Club Pannella, i Congressi italiani, le regionali, le politiche. E spuntava l’ipotesi di Pannella Ministro degli esteri: strane sinergie, oserei dire, oggi, a distanza di anni. Fu conquistato comunque il ‘Bonino commissario europeo’.

Chi faceva il transanazionale intanto si stava creando una sua quotidianeita’, una sua vita personale. Debolezze? No, tutt’altro: una grandissima, bellissima, tensione morale. Solitaria ed egoistica. Anche spirituale, se vogliamo. Vivere. E le ‘cose’ andavano avanti ormai motu proprio. Non rivendico un bel niente, ne’ vorrei che queste riflessioni fossero confuse con risentimenti, come sembra stia accadendo.

Tutt’altro. E’ finita: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, scordiamoci il passato.

Tra pochissimi giorni saro’ in viaggio. Non ho quindi nessuna, nemmeno volendolo, possibilita’ di essere frainteso. Quando rientrero’ avrete gia’ votato per le elezioni on line. Ma se anche non partissi, sarebbe lo stesso. Ieri mi sono registrato. Un piccolo atto di fiducia, piccolissimo, il massimo che mi senta di fare. Perche’ l’ho fatto? Per quello che qualcuno definisce ‘fare tutto alla luce del sole’. Ma che allora lo sia veramente, fino in fondo, mettendo in discussione tutto: l’improbabile passato cosi’ come il ‘nuovo possibile’. Cazzo! E che quando si parla di Transanzionale si sappia bene a cosa ci si sta riferendo. Anche nei modelli di riferimento.

Siete tutti convinti, per esempio, che il modello americano sia veramente ‘okkei’? O che anche nel magico mondo di Disneyland ci sia qualcosa, come dire, di inquietante. Sto seguendo la campagna elettorale americana e devo dire che a farla da padrona non sono i due candidati, ma bensi’, mi sembra, i sondaggi, che sono i veri ispiratori delle politiche dei due candidati. Altro che ‘caucus’! ‘Tu vo fa’ l’amerikano, ma ssi nato in Itali’’ diceva una canzone di Carosone di qualche anno fa.

Ognuno di noi, credo, deve avere il coraggio, senza gli ‘ismi’ (paternalismi, sentimentalismi ecc.) di guardarsi dentro, di scrutare i propri atti di volonta’ e di convivere con i propri fallimenti. Io lo sto facendo. Voi, Direzione? Diteci, veramente, quale e’ la vera ragione per cui la parola ‘congresso’ e’ tabu’.

Coraggio, c’e’ peggio nella vita!

Cari radicali, eletta schiera ... non sia mai detto che a ‘canzoni’ si fan rivoluzioni, si possa far poesia. Ma come dice sempre Guccini ‘accetto il crucifige e cosi’ sia, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato. E a culo tutto il resto’.

Pero’ onestamente la strofa finale dell’Avvelenata ‘Ma se io avessi previsto tutto questo, dati, causa e pretesto, le attuali conclusioni ... forse farei lo stesso’, non fa piu’ parte del mio fallimento. Think Different.