"Aitante. Possente. Fichissimo in un formidabile doppiopetto. Bel
profilo rapace. Abbiamo antiche ruggini con sciabolate da lasciar cicatrici, ma anche
vecchie colleganze giornalistiche (al Giorno, nda). Parliamo di pance, di peso, ci
confondiamo il tonnellaggio reciproco".
Ottobre '89: Pansa di Republica va a trovare Pannella candidato per le
comunali di Roma nella lista antiproibizionista. Che gli dice: "Eccoti il solito
cliché del Pannella vittimista: il barista di fronte a Montecitorio non sapeva che sono
candidato. Anche la mia compagna è in lista, abitiamo in via Panetteria da vent'anni, ci
conoscono tutti. E un ragazzo che ho visto bambino le domanda: Marco ti sta appoggiando, o
no?".
È iniziata la breve era del Caf (Craxi, Andreotti, Forlani). A Roma la
Dc di Comunione e liberazione e dell'ex fascista Vittorio Sbardella detta legge, ma ha
già deciso che sindaco sarà il psi Franco Carraro, per far contento Craxi. "Il 95%
dei romani non sa che c'è la lista antiproibizionista e che sono candidato", si
lamenta Pannella con Pansa, "questo è regime. Non siamo nel '22, ma nel '32, quando
il regime è già stabile: non è più necessario il carcere, basta il silenzio".
Continua Pannella: "Eppure da un paio d'anni, quando parlo a
Montecitorio, è come se parlasse un vecchio saggio di 70, 80 anni: attorno a me c'è
rispetto e anche, mi pare, un po' di affetto". Gli dice Pansa: mi sembri un campione
di Formula Uno costretto a correre su un'utilitaria. "Non è vero, anche se è
lusinghiero per me. C'è tutta una scuderia che corre. Io l'auto di Formula Uno ce l'ho.
Il guaio è che, alla partenza, mi hanno messo di fronte un mucchio di letame".
Alla fine gli antiproibizionisti prenderanno 33mila voti, meno del tre
per cento, ed eleggeranno due consiglieri. Pannella raccoglie 17.139 preferenze personali.
Ma cosa c'entrano il proibizionismo e la droga con Roma?, gli domanda Mauro Paissan sul
Manifesto. "Il proibizionismo è il terzo mostro del secolo, dopo i fascismi e il
socialismo reale", risponde, "e in una città droga significa anche sanità,
ordine pubblico, giustizia". Il sindaco ideale per Roma? "Rutelli, Amendola, o
io stesso per ua anno o due".
L'89 per i radicali comincia in Slovenia, dove il consiglio federale
convocato in un primo tempo da Pannella a Zagabria deve trasferirsi per il divieto delle
autorità jugoslave. Ospite dei giovani socialisti sloveni, Pannella tesse l'elogio
dell'impero austroungarico, "realtà sovranazionale uccisa dai nazionalismi, fonte di
ogni male". In marzo, da Londra, propone lo scrittore Salman Rushdie, condannato a
morte dall'Iran, per un seggio al Parlamento europeo. E avverte Martelli, finito nei guai
per uno spinello a Malindi (Kenia): "Se passerà la vostra nuova legge sulla droga,
snifferò cocaina in pubblico".
Si avvicinano le elezioni europee, che quest'anno i radicali devono
affrontare senza Sciascia (lo scrittore muore proprio nell'89) e Tortora, ma anche senza
il simbolo della rosa nel pugno, perché il Pr ha deciso di non presentarsi più alle
elezioni italiane "in quanto tale". E allora Pannella, come scrive Gad Lerner
sull'Espresso, "dà vita al più incredibile tentativo di quadratura del cerchio
nella politica italiana: candidare i radicali in ben quattro liste diverse". Marco
Taradash, infatti, mette in piedi una "lista antiproibizionista" che lo porta a
Strasburgo. Pannella si fa eleggere con Pri e Pli. La Aglietta approda all'Europarlamento
con i verdi, nei quali si sono inseriti anche Rutelli e Corleone. Quanto a Giovanni Negri,
in nome della "transpartiticità" finisce addirittura con il Psdi, "per
difenderlo dalle mire annessionistiche di Craxi".
Resta fuori da questo "poker" di inseminazione radicale il
Pci, ma anche i rapporti fra Pr e comunisti sono discreti. Al congresso del partito
radicale "transnazionale" a Budapest, in aprile, Fabio Mussi riceve ben tredici
applausi durante i dieci minuti del suo discorso. Poi però Pannella, in un duro
intervento, si mette a elencare tutti gli errori del Pci negli ultimi quarant'anni.
"I suoi mi hanno spiegato che si tratta di una tipica dichiarazione d'amore
pannelliana", si consola il povero Mussi.
Il congresso del Pr a Budapest è "la prima avventura di un
partito occidentale all'Est", nota Federico Bugno sull'Espresso. Il Muro infatti non
è ancora caduto, e quello ungherese, seppure "al gulash", resta sempre
comunismo. Alla presidenza del congresso stanno, uno accanto all'altro, la figlia di un
ministro di Imre Nagy, un ex ministro del Burkina Faso, il rappresentante del Dalai Lama
(che in ottobre vincerà il premio Nobel per la pace), il matematico ucraino Leonid
Pliusch, la deputata israeliana laica Shulamit Aloni, il Nobel della Medicina Maurice
Wilkins e il segretario radicale Stanzani reduce da due ischemie. In quegli stessi giorni
partono dall'Ungheria i primi carri armati russi arrivati nel '56.
Prima delle elezioni europee il Psi convoca il famigerato congresso
nell'ex fabbrica Ansaldo di Milano, che si scoprirà poi finanziato dalle tangenti. Per
dare fastidio ai socialisti, negli stessi giorni i radicali organizzano il congresso della
loro "sezione" italiana a Rimini. E dalla Romagna Pannella denuncia:
"All'Ansaldo il Psi si riunisce in mezzo a stand di enti statali e parastatali
costretti a pagare, giustificando il sospetto di malcostume: con quel po' po' di sfarzo,
con 3-4mila persone da spesare, viene da chiedersi chi paga e come. Quello non è un
congresso politico, è una manifestazione commerciale".
Replica Vincenzo Balzamo, tesoriere del Psi: "Pannella è un
provocatore paranoico antisocialista. Al congresso abbiamo organizzato un'esposizione
sulle attività produttive del Paese con 190 aziende che hanno sottoscritto quote nei
termini previsti dalla legge. Parte dei fondi vanno ad associazioni di volontari contro la
droga e contro gli "amici della modica quantità"". Cioè i radicali, che
difendono la quantità minima di droga sotto la quale si è considerati consumatori (non
punibili) invece che spacciatori, mentre i socialisti vogliono abolire questa distinzione.
Ma la polemica a distanza fra Milano e Rimini continua: "Il Psi
succhia soldi da 190 aziende con la scusa delle attività promozionali", ripete
Pannella, "il congresso psi ha una faraonicità soffocante, arrogante, proterva, e
non solo per la piramide dellarchitetto Panseca. Bettino riduce a caserma tutto quel
che può, a cominciare dal suo partito. Usa il manganello della censura, alla sola idea
che possa tornare a essere presidente del Consiglio non c'è che da emigrare in
fretta". E cita i dati di questa censura: il Tg2 socialista dedica in una sola sera
sei minuti a Craxi più altri sette al congresso psi, mentre i radicali in un anno intero
hanno avuto solo cinque minuti.
Craxi è arrabbiato per la candidatura europea 6di Pannella assieme al
"polo laico" liberal-repubblicano, e preme sul suo amico Altissimo, segretario
pli, affinché lo cacci. Ma il leader radicale si appoggia a Giorgio La Malfa, segretario
pri. L'unica repubblicana contraria è Susanna Agnelli: "Una sciagura". "Vi
siete impannellati", accusano i socialisti. Ma Pannella va al congresso repubblicano,
incassa applausi e canta la Marsigliese accanto a Bruno Visentini come trent'anni prima,
ai tempi del vecchio Pr.
Si scatenano i corifei del garofano: "Pannella considera suoi i
partiti che sono di altri", scrive Ferrara sul Corriere della Sera, "Altissimo e
La Malfa hanno preso un clandestino a bordo. Ingenui. Possono indicare un solo tema sul
quale si siano trovati d'accordo negli ultimi dieci anni? Per Pannella il cartello laico
è il filo teso per l'ennesimo esercizio ad alta quota: una scelta acrobatica, ma del
tutto rispettabile. Lui è un mulo abruzzese che ha lo sguardo a tutto campo delle aquile.
Ma per La Malfa questa scelta è un baratro".
"Pannella è un cuculo", scrive Baget Bozzo su Repubblica,
"fa le sue uova nei nidi altrui". E Mino Fuccillo, sullo stesso giornale:
"Il pannellismo è qualcosa che sta prima e sopra la politica. Pannella è una
categoria dello spirito: si chiama inquietudine, porta dovunque, segna parecchio,
trasforma pochino". Invece Lerner lo difende: "La sua non è confusione: è
modernizzazione della politica". E Luigi Manconi: "Pannella non è né un
trasformista né un opportunista: instaura alleanze con gli altri, ma sempre sul proprio
terreno".
Il risultato dell'alleanza Pri-Pli-Pannella non è esaltante. "Mi
hanno sepolto come numero due nella circoscrizione Sud, dove comunque siamo aumentati
dell'1,2% rispetto all'84", dice Pannella, "mentre nel Nord-Ovest hanno perso il
3,9: l'insuccesso deriva quindi non dalla mia presenza, ma dalla mia assenza".
Pannella polemizza anche con i verdi che si sono divisi in due: quella
del "sole che ride" e gli "arcobaleno": "Hanno eliminato
capilista prestigiosi come Fulco Pratesi, Mario Fazio, Gianfranco Bettini, Rutelli.
Addetto alla purezza dei verdi è Amendola. L'ecologia sta diventando un ottimo affare. Ma
gli ambientalisti vanno nel senso comune della società, mentre io appena una cosa entra
nei valori acquisiti preferisco dedicarmi ad altro".
In estate Mughini di Panorama intervista Pannella sul suo rapporto con
Craxi. "Lui ha il senso dell'etnos", dice il leader radicale, "della tribù
d'appartenenza. Molto meno quello dell'ethos, della legge, del limite. Se vede un
avversario in difficoltà gli molla il colpo di grazia, mentre io per laica tolleranza lo
soccorro. Lui pensa che i mezzi siano irrilevanti rispetto al fine, io penso
l'opposto". Se lo incontrasse, gli offrirebbe un caffe? "Lo saluterei, ma il
caffè me lo farei offrire, perché i cugini socialisti in questi ultimi anni hanno molto
migliorato le loro condizioni materiali di esistenza, mentre noi radicali siamo sempre
com'eravamo".
In ottobre Pannella dà le dimissioni da deputato per protesta contro
la Rai e i giornalisti. La Camera le accoglie subito, senza neanche concedergli il
"voto di cortesia". "Finalmente ce lo siamo tolti di torno", commenta
il psi Labriola. E un altro socialista, Franco Piro: "Abbiamo risparmiato due ore di
dibattito, che costano 250 milioni". Soltanto Oscar Luigi Scalfaro difende Pannella:
"È quanto mai utile per risollevare le sorti del Parlamento italiano". Il capo
radicale ringrazia: "Scalfaro è il Pertini cattolico".
In novembre il prestigioso settimanale Economist e l'ex segretario di
Stato americano George Shultz abbracciano le posizioni antiproibizioniste sulla droga.
Ciononostante, fra i radicali italiani non tira una buona aria. "In questo periodo
Marco è afflitto da una sorta di meccanismo autopunitivo", confida a Epoca Gabriele
Paci, direttore di Notizie Radicali, "cerca la sconfitta, anche elettorale. Ha fatto
alcuni sbagli e lui, che è molto intelligente, se ne rende conto".
"Non sa più che pesci prendere", dichiara la verde Rosa
Filippini, ex radicale e futura socialista. Ivan Novelli, capufficio stampa del gruppo
parlamentare radicale, se ne va a Greenpeace: non ne può più dei giochi di prestigio del
leader. Dice Mellini: "Non sopporto il modo in cui Pannella ha ridotto il Pr. Il
cosiddetto "partito transnazionale" è aria fritta". E Stefano Andreani, ex
radicale, segretario di Andreotti: "Con Marco amici sì, ma alla larga".
"La politica è un fiume inquinato: io ho tanti nemici perché
remo controcorrente", risponde Pannella in un'intervista a Gervaso su Gente.
"Temo solo i mediocri: da loro ci si può attendere di tutto. Il mio posto nel
Palazzo è quello riservato agli addetti alle pulizie. Mi fanno passare come un capopopolo
perché temono che possa apparire come uno statista".
Ma sei vittima anche dei soprusi che Pannella infligge a Marco, e Marco
a Pannella, gli dice Gervaso. Che domanda: ti senti più eroe o martire? "Un eroe che
non sia anche martire è solo un assassino tra i vincitori". Non ti rendi conto che
il tempo passa e che tu forse hai fatto il tuo? "Peggio per il tempo". Cosa
aspetti a prender moglie? "Il matrimonio è un negozio giuridico, non è amore. Io
sono un orso o un lupo abruzzese, non un cardinale di curia romana. Non sono
spiritoso". Ti senti libero in questa Italia? "Sì, come in una galera".